Guida studentesca per matricole in Bocconi

Uno strumento molto utile alle matricole per orientarsi, a Milano in generale ed in Bocconi in particolare, è la guida studentesca redatta da Lilliput, di gran lunga la migliore tra la guide proposte dai diversi gruppi universitari.

Il gruppo Lilliput Studenti Indipendenti in Bocconi ha un blog – versione online del periodico equonomico “trentaquattro” – ed un profilo Facebook con il quale gesisce le comunicazioni agli studenti, segnalando le iniziative culturali, i dibattiti e gli eventi di particolare rilevanza.

E’ possibile richiedere una versione cartacea della guida studentesca 2009/2010, ovviamente gratuita, attraverso gli strumenti sopra riportati oppure scaricarne la versioni pdf cliccando qui.

CopertinaGuidaLilliput

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Add comment 2009 8 Settembre

La progettazione di sistemi di contabilità direzionale nelle aziende vitivinicole

La progettazione di sistemi di contabilità direzionale nelle aziende vitivinicole: il caso Barone Pizzini“. Questo è il titolo del mio lavoro finale – ovvero della mia tesi di laurea triennale.

Ho pubblicato il lavoro anche in versione wiki su Wikisource; lo potete trovare cliccando qui.

Riporto di seguito la breve introduzione.

“Il presente lavoro ha il fine di analizzare, attraverso un caso aziendale, le problematiche che un’azienda del settore vitivinicolo si trova ad affrontare nella progettazione di sistemi di contabilità direzionale.

Definite le caratteristiche del processo produttivo e le dinamiche competitive del settore, viene ricostruito il percorso evolutivo che porta all’emergere di fabbisogni di misurazione dei costi. Tale evoluzione è analizzata alla luce degli elementi che la determinano, caratterizzando la situazione specifica dell’azienda considerata: il legame con il territorio; la storia e la cultura aziendale; le caratteristiche dimensionali ed economiche; la struttura organizzativa. Attraverso le parole dirette dei responsabili della Barone Pizzini, questi elementi emergeranno nel loro rapporto problematico con la progettazione e l’introduzione del sistema di contabilità analitica. Successivamente, si procederà alla descrizione accurata del sistema, della sua struttura, delle sue modalità di funzionamento e dei dati di output al momento utilizzati dal management. Infine, si esprimeranno alcune critiche al sistema analizzato e se ne delineeranno le possibili evoluzioni, proponendo alcune strade da percorrere per rendere effettive le finalità preposte, ovvero quelle della determinazione dei costi di prodotto, del controllo dei costi e del supporto ai processi decisionali.”

Add comment 2009 8 Settembre

Fondamenti di Organizzazione

Con la categoria “Organizzazione” saranno contradistinti tutti gli appunti alle lezioni della Professoressa Marina Puricelli nell’ambito del corso di Fondamenti di Organizzazione CLEACC (cod 6047), tenutosi all’Università Bocconi nell’anno academico 2007/2008.

Il testo d’esame e di supporto alle lezioni è il seguente:

  • Tosi/Pilati/Mero/Rizzo – Comportamento Organizzativo – Egea 2006

Indice delle lezioni ed altri materiali

Al momento non ho ancora caricato online gli appunti. Se li vuoi ricevere in formato pdf o se vuoi avere informazioni sul corso, sull’esame, sulla profssoressa o sugli altri materiali lascia un messaggio di risposta a questo post.

2 comments 2009 8 Settembre

La Mobilitazione Totale

Appunti di storia economica – Apprfondimento “La Mobilitazion Totale”

Il seguente brano è lo sviluppo di un approfondimento del testo “L’operaio e la mobilitazione totale” di Ernst Jünger contenuto in Blätter und Steine, 1934 (Foglie e pietre, Milano, Adelphi 1994).

Ernst Jünger (1895-1998) scrisse questo testo nel 1930 e quindi dopo la Prima Guerra Mondiale, alla quale aveva partecipato attivamente guadagnando una Croce al merito (la più alta onoreficienza prussiana), ma prima dell’ascesa del nazionalsocialismo, pochi anni prima della caduta della Reppublica di Weimar.

Jünger espone inizialmente alcuni dati per capire cosa distingue la Prima Guerra Mondiale da tutte le guerre precedenti. Appare innanzi tutto centrale il concetto di progresso, verso il quale alla fine dell’800 vigeva una vera e propria fede. Nel XIX secolo il progresso era in sostanza una religione popolare. Diviene quindi decisivo, al fine di comprendere la peculiarità della Grande Guerra, andare a vedere i rapporti tra il progresso e gli elementi che hanno portato allo scoppio del conflitto. Per chiarire la natura e l’articolazione di questo rapporto e di ciò a cui esso ha portato, Jünger intruduce il concetto di Mobilitazione Totale, che emerge in particolare in contrapposizione a quello di mobilitazione parziale.

La mobilitazione parziale corrisponde alla natura della monarchia, ed in particolare al rapporto fra esercito e Corona. La disponibilità della Corona ad uno sforzo finanziario per le spese militari è si eccezionale, ma non illimitato. La monarchia, per evitare che vengano minate le sue stesse basi, preferisce una Guardia ristretta ad un contingente di volontari e, spesso, è contraria ad un progresso negli armamenti (in particolare per quanto riguarda la gittata, poichè le armi a lunga gittata alimentato le attitudini individuali di colui che spara, in controtendenza rispetto alla ceca esecuzione dell’ordine). Per sostenere la guerra il monarca attinge al suo tesoro, che è limitato.

Mentre si azionano le dinamiche che porteranno allo scpopio della Grade Guerra, all’atto della mobilitazione viene conferito un carattere sempre più decisivo per via del “volatilizzarsi progressivo di tutti i vincoli a favore della velocità”. In particolare, il venir meno di una casta guerriera, ed il conseguente aumento dei costi per sostenere un’esercito di volontari, porta alla necessità di dar fondo a tutte le risorse del credito. Per mantenere la macchina della guerra in attività è necessario un gigantesco processo lavorativo nel quale ogni parte della società, ogni potenziale di energia, è al servizio dell’impresa bellica.

La Mobilitazione Totale è, dunque, “un atto con cui il complesso e ramificato pulsare della vita moderna viene convogliato con un sol colpo di leva nella grande corrente dell’energia bellica”. Emblematica è la frase di Ludendorff, secondo la quale il proramma Hindemburg del 1916 prevedeva “l’arruolamento di tutto il popolo al servizio dell’economia di guerra”.

Ma il processo di mobilitazione non si ferma con la Pace di Versailles, anzi. Al termine della Guerra Jünger vede in Italia ed in Russia l’avvio di una strada, quella della deriva totalitaria, cioè diretta verso l’inclusione di ogni attività umana all’interno di una funzione dello Stato di potenza, strada che l’autore prevede verrà seguita anche da ogni altro Paese con ambizioni su scala internazionale. Questo percorso porta al ribaltamento dialettico del pesiero economico: mentre originariamente l’economico era fondato sul rapporto sociale, ora ogni rapporto sociale è in funzione del dispiegamto della scienza economica.

Questo era il lato tecnico della Mobilitazione Totale, il quale ha il suo presupposto ad un livello più profondo: la disponibilità alla mobilitazione. Per comprendere questo fenomeno le spiegazioni di carattere economico si rivelano inadeguate, e per questo bisogna andare oltre al materialismo storico, pensando piuttosto ad un fenomeno di carattere culturale. Ritorna qui il concetto di progresso, concetto in nome del quale è stata possibile la mobilitazione.

Osservando le struttura istituzionali delle potenze in campo risulta evidente che gli Stati di diritto, ed in particolare gli Stati con democrazie molto avanzate (fra cui primeggiano gli Stati Uniti), sono i più adatti al dispiegamento della Mobilitazione Totale, in contrapposizione alle monarchie che sono invece in grado di azionare una mobilitazione soltanto parziale, e che vanno disintegrandosi. Nel progresso è infatti insita la dissoluzione del principio di legittimità dinastica da parte del principio democratico di “autodeterminazione dei popoli”.

Il processo di civilizzazione in cui si manifesta il progresso era ciò a cui tendevano sia la Germania che i suoi avversari sul campo di battaglia. E’ anche per questo motivo che la Germania doveva perdere la Guerra, guadagnando in compenso una partecipazione più diretta al mondo occidentale. Nella catastrofe che è stata la Prima Guerra Mondiale possiamo rilevare una straordinaria unità di intenti.

In tutti i movimenti messi in moto dalla Grande Guerra (“Nel fascismo, nel bolscevismo, nell’americanismo, nel sionismo, nei movimenti dei popoli di colore”), Jünger vede il prepararsi del ribaltamento dialettico del progresso, il quale inizia a sottomettere i popoli sino ad arrivare al controllo totale di ogni ambito dell’esperienza umana. La disponibilità alla mobilitazione è possibile nel momento in cui vige la calcolabilità totale dell’essere. E’ questo il principio su cui poggia il processo di globalizzazione.

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Add comment 2009 17 Agosto

La fine della logica di potenza

Appunti di storia economica – Lezione 17

Con l’avvento della grande impresa diventa sempre più difficile scaricare la tensione internazionale. La Prima Guerra Mondiale sconvolge per il suo carattere totale. Essa rompe completamente gli equilibri di Westfalia in quanto non è più una guerra limitata, non è più controllabile dalle potenze.

Con la pace di Versailles si cerca di tenere soggiogata l’area germanica. Questo porta la Germania ad una drammatica crisi economica e, quindi, alla frammentazione degli spazi politici e ad un terribile sconvolgimento sociale. La Francia pretende la restituzione dei danni da parte dello Stato tedesco, ledendo in un certo senso la pace che si era stabilita. L’Inghilterra egemone era tenuta a mantenere l’equilibrio, ma non ha più sufficiente potenza per farlo. Il gold standard salta perché non riesce più a garantire il processo di accumulazione.

I meccanismi speculativi traducono in moneta ogni attività umana, sono cruciali, rischiosi e generano molta instabilità, liquidità, volatilità. All’attività speculativa delle borse è strutturale l’instabilità. Il problema del capitalismo internazionale è gestire tale inevitabile stabilità, sino a renderla tollerabile. Il gold standard, legando ad un valore stabile la convertibilità di ogni moneta, era un modo per contenere l’instabilità. Per questo motivo la Banca d’Inghilterra era il centro della rete di Banche centrali internazionali.

Come si costituiscono le grandi imprese? Negli Stati Uniti emettono azioni, in Germania si indebitano invece con le banche. Il sistema di banche centrali fa da prestatore di ultima istanza, salvando il sistema in caso di crisi. Durante la I Guerra Mondiale gli Stati si sono finanziati emettendo moneta, metodo che crea un grande potenziale inflattivo. Con l’iperinflazione si dissolvono i risparmi di una vita di tanti risparmiatori.

Al termine della guerra è cambiato sostanzialmente il mercato del lavoro; sono infatti entrate in massa anche le donne. Ci sono problemi di disoccupazione, disorientamento sia dei consumatori che dei capitalisti, manca una struttura finanziaria internazionale. Inoltre non si riesce a fare la pace e c’è la minaccia della rivoluzione sovietica, che ha tendenze ad internazionalizzarsi. Si susseguono dei tentativi per ristabilire l’ordine. L’inghilterra, che non ammette di aver perso l’egemonia se non quella industriale, tenta una contromossa: crea il gold exchange standard, adottando una deflazione interna molto forte ed una politica di bilancio molto restrittiva per ristabilizzarsi (disciplina finanziaria feroce). Questa soluzione avrebbe potuto funzionare se tutti i paesi l’avessero seguita. L’inghilterra chiede a Francia e Italia di adattare gli stessi provvedimenti, ma il sistema non può funzionare, in particolare per gli squilibri tra Francia e Germania.

Quest’ultima ha il problema di dover restituire i risarcimenti a Inghilterra, Francia e Italia, che a loro volta sono indebitate con gli Stati Uniti. Gli Usa non vogliono soldi dalla Germania, ma fanno comunque pressioni sulle altre tre nazioni. Scatta così, d aparte della Francia, l’occupazione della Ruhr. Tutti gli operai tedeschi della regione, supportati dal governo, entrano in sciopero mentre la Repubblica di Weimar è cotretta a continuare ad emettere moneta, causando un’iperinflazione (il Marco si dissolve).

Nel 1924, attraverso il piano Dawes, gli Stati Uniti finanziano la Germania consentendo al sistema tedesco di ripartire. Tuttavia questa “toppa” non è sufficiente a fermare il meccanismo che aveva messo in moto i movimenti totalitari. Dal ’24 al ’29 una fase espansiva porta il mondo ad illudersi di essere tornato alla fase prebellica. La speculazione per la ripresa si manifesta in particolare a New York, iniziando a lavorare al rialzo. Ad un certo punto gli insider iniziano a vendere, provocando lo scoppio della bolla speculativa. La delusione fa perdere liquidità e destabilizza il sistema. In tali momenti di crisi il compito della Banca Centrale è proprio quello di immettere liquidità, abbassando il tasso di interesse e ristabilizzando il sistema. Nel momento dell’esplosione della bolla del ’29, invece, la federal reserve crede che la crisi sia per un eccesso di moneta e, quindi, “chiude il rubinetto” alzando i tassi di interesse. Poiché tutto il sistema europeo dipendeva dal capitale statunitense, il blocco americano chiude l’afflusso di capitale verso l’Europa. Questo porta a deflazione e quindi ad una crisi dei consumi e del sistema. Gli Stati Uniti, sconvolti dal disastro economico, chiedono indietro i soldi dalle nazioni europee. Salta così l’intero sistema internazionale (solo Mussolini resta colpito solo di striscio, grazie all’autarchia).

Da questo gigantesco collasso si creano le condizioni per Nazismo, Stalinismo e II Guerra Mondiale, fino ad arrivare poi al bipolarismo mondiale. Successivamente, con l’attenuazione del bipolarismo, anche il dollar standard (da Bretton Woods) andrà attenundosi a favore della compresenza di diverse aree in competizione.

Cos’è la trasformazione di cui parlava Pasolini all’inizio del nostro corso?

Abbiamo visto che si sono verificate alcune rivoluzioni cruciali. La prima, fra il XVI ed il XVII secolo, ha portato alla formazione degli Stati Nazionali Territoriali. Da quel momeno fino al 1918 abbiamo visto come la prospettiva della potenza abbia convissuto con un’ideologia del progresso.

Fra il 1919 e il 1929 abbiamo visto l’estremizzazione della modernità. L’ipermodernità del ‘900 rompe le regole del gioco e lascia emergere la potenza.

Oggi noi ci dobbiamo misurare con una trasformazione simile a quella che c’è stata fra ‘500 e ‘600; sintomo di ciò è il fatto che il sistema che si era creato prima non regge più. Potrebbe essere la trasformazione in cui il principio di potenza trova una misura. Potrebbe manifestarsi l’alba di un principio diverso. Sta a noi vedere, e misurarci con qusto cambiamento…

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Add comment 2009 17 Agosto

Dalla crisi dello stato di diritto agli stati totalitari

Appunti di storia economica – Lezione 16

La seconda rivoluzione industriale, attraverso il cambiamento del processo innovativo, porta all’apertura di nuovi settori e quindi di nuovi mercati. I nuovi mercati e le nuove tecnologie, caratterizzate da economie di scale, portano alla nascita della grande impresa. Come nella I rivoluzione industriale le tecnologie facevano nascere spinte innovative “bottom – up” a macchia di leopardo, anche nella II ci sono zone un cui il cambiamento attecchisce ed è più veloce, cioè i luoghi in cui la società è più debole e si appiattisce alle tecnologie.

La II rivoluzione industriale è caratterizzata da economie di velocità (economie di scala), le quali prevedono una soglia minima di efficienza. Questo porta ad una rincorsa competitiva fra aziende che mirano ad un continuo potenziamento (aumento di dimensioni, tecnologie, capitali). Si seguono principalmente tre linee di investimento: tecnologia/innovazione (controllo processi di ricerca), distribuzione/marketing (controllo del mercato), risorse/materie prime (controllo territoriale, es. petrolio). Questo triplice investimento è mirato al controllo, e proprio per la finalità di fronteggiarlo nasce la grande impresa. Oltre e in correlazione con le dimensioni evidenziate nasce la necessità del controllo della dimensione politica, il che porta al tentativo d’indipendenza dallo Stato (creazione di multinazionali).

Per la gestione di tutte queste dimensioni diviene centrale la gerarchia manageriale, la quale costituisce la struttura organizzativa moderna (polifunzionale, multidivisionale, multinazionale). La crescita sociale va a basarsi sulle competenze tecnico/manageriali; si crea così una catena d’ascesa sociale diversa dal sistema sociale circostante. Il sistema sociale interno alla grande impresa, basato sul principio di competenza, entra in conflitto col sistema famigliare. Il sistema della grande fabbrica sfida quindi i sistemi sociali, e non tutti sono in grado di accoglierli. Fra quelli in grado ci sono gli Stati Uniti, che hanno grandi business school che riproducono il sistema di fabbrica, e la Germania, che vanta la presenza di grandi scuole tecniche. Anche la società Giapponese accoglie il nuovo sistema per via della sua spiccata tendenza alla disciplina. L’Inghilterra, invece, si rivela meno capace di sfruttare la deriva di crescita della II rivoluzione industriale, anche per via di un sistema scolastico chiuso e l’assenza di business school.

Nei sistemi aperti sono favorite le aggregazioni anche se portano a forme di mercato non competitivo. Lo Stato da valore legale al trust industriale, ma la legge americana difende il mercato dai monopoli. Le aziende si quotano in borsa. La struttura dell’impresa corrisponde alla natura dello Stato americano. In Germania le grandi imprese si occupano del sistema sociale “dalla culla alla bara” [modello cooperativo].

Il capitalismo statunitense e quello tedesco battono quello inglese, ma è l’Inghilterra, o meglio la sua banca, a garantire il gold standard internazionale, sistema che imbroglia l’instabilità del sistema. E’ il sistema di banche centrali che ha il suo baricentro in Inghilterra a sostenere l’intero sistema capitalistico.

Gli Stati Uniti assorbono molto oro, ma mantengono una politica isolazionista senza adottare un modello imperiale. La Germania compete con l’Inghilterra sui mercati europei, ed inizia a covare un progetto di espansione balcanica. Da queste ed altre tensioni si scatena la I Guerra Mondiale, che manda in crisi gli accordi di Westfalia. La Grande Guerra si configura come una guerra totale, senza diritti, senza eticità, puro sprigionamento di potenza tecnologica. Agli sconvolgimenti che ne derivano non si riesce a porre rimedio neanche con la pace di Versailles, che in sostanza è una “finta pace”.

Il gold standard crolla assieme al sistema finanziario internazionale. L’Inghilterra cerca di tornare al centro del sistema, ma l’equilibrio prebellico è ormai definitivamente perso. La crisi del ’29 dimostra proprio che non è possibile riconciliare l’equilibrio di potenza secondo il vecchio modello.

Lo Stato di diritto, che da Westfalia pareva evidente fosse il modello adatto per ottenere ricchezza, felicità e prosperità, manifesta la sua crisi e la sua incapacità di essere in armonia con l’equilibrio di potenza. Dalla crisi dello Stato di diritto nascono gli Stati totalitari. La rivoluzione che era in ombra in Europa si manifesta in Russia con la Rivoluzione d’Ottobre (1917). Dimostrando apparentemente che è vera la teoria Marxiana della rivoluzione proletaria, la Russia causa un fortissimo shock nella strutturazione degli stati di diritto. La rivoluzione ha inizialmente un grande spirito internazionalistico che manda in crisi gli Stati crollati sotto la Guerra Mondiale. Si scatenano così antitesi massimaliste per ricostruire la stabilità ed evitare il dilagarsi della rivoluzione.

La crisi del ’29 è dovuta alla mancata assunzione della responsabilità di sostenere il sistema finanziario internazionale da parte degli Stati Uniti. Con la Seconda Guerra Mondiale, la crisi è stata congelata in due macroblocchi.

Il 1989 riapre completamente i sistemi di ridefinizione degli equilibri finanziari che si aprirono con la Prima Guerra Mondiale. La sfida contemporanea è quella di risistemare il sistema politico e monetario internazionale.

La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944, stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti. Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del capitalismo globale, riunendo 730 delegati provenienti dalle 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli Accordi di Bretton Woods. Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l’obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI). Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale o World Bank). Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l’accordo. Ciò avvenne nel 1946.

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Add comment 2009 17 Agosto

La nascita della grande impresa

Appunti di storia economica – Lezione 15

ciclica

1830: I rivoluzione industriale

1892/94: II rivoluzione industriale; nasce dalla giuntura fra scienza e industria

1) Diffusione spontanea a “macchia di leopardo” nei settori leggeri. Bassa soglia tecnologica e no economie di scala ( non diminuisce il costo unitario di produzione).

2) Cambiamento indotto dallo Stato nei settori pesanti. Formazione di banche miste, che forniscono prestiti a breve, come le banche commerciali, e prestiti a lungo termine, come le banche di investimento, le quali sono in relazione con lo Stato per introiettare garanzie pubbliche, al fine di compensare lo squilibrio di portafoglio.

Nella logica della potenza lo Stato si dota della potenza per poter competere.

In questo contesto l’Europa arriva a controllare direttamente l’80% del globo. Tuttavia l’eccesso di capacità produttiva guadagnato in questo modo porta alla grande depressione del 1870. Per rispondere alla crisi si passa dal colonialismo all’imperialismo, rendendo le colonie dipendenti dal mercato europeo. Nel 1870 c’è anche un aumento dei conflitti fra Stati che porta da una fase liberista ad un ritorno al protezionismo (barriere doganali). La Francia, in competizione con l’Inghilterra, crolla perché sconfitta nella guerra franco-prussiana e anche perché gli investimenti fatti per la rete ferroviaria non danno i ritorni previsti.

Dal 1870 gli Stati Uniti accelerano drammaticamente il loro sviluppo e vanno a sfidare l’Inghilterra, la quale è successivamente minacciata anche da Germania e Giappone.

In che termini la II rivoluzione industriale impatta su questa dinamica competitiva? come è collegata con le guerre mondiali?

La II rivoluzione industriale produce il fenomeno della grande impresa, nuova creatura istituzionale fondata per gestire lo sfruttamento di tecnologie che producono grandi economie di scala. Le innovazioni della II rivoluzione industriale richiedono, infatti, grandi impianti per poter essere sfruttate; dimensione ed efficienza entrano in stretta relazione. Per stare sul mercato è necessario raggiungere le dimensioni minime di efficienza. Serve quindi guadagnare velocità di flusso con energia, logistica, integrazioni a monte e a valle capillarità dei sistemi distributivi e controllo dei mercati. L’intero sistema di sfruttamento deve essere orientato alla massimizzazione dell’efficienza.

Per poter controllare l’intero processo si crea una gerarchia manageriale. E’ attorno alla costruzione della grande impresa che si inventa il management. Per tenere sotto controllo l’innovazione nascono anche i dipartimenti di Ricerca e Sviluppo. Nasce anche la necessità di controllare la variabile politica, il che porta alla creazione di multinazionali che sfuggono al controllo dei singoli Stati.

La grande impresa, in nome dello sviluppo tecnologico, accentra una potenza di dimensioni prima completamente sconosciute.

Stati Uniti e Germania incorporano il sistema della grande impresa, mentre la Gran Bretagna oppone resistenze. Il modello statunitense è liberale, orientato al mercato, mentre quello tedesco è più orientato alla cooperazione, e in tal senso di stampo socialista. Qualunque sia la tendenza resta comunque decisiva la presenza di una gerarchia manageriale basata sul merito, che deve separarsi dagli assetti proprietari. Questo non avviene in Gran Bretagna ed è proprio ciò che contribuirà al suo declino relativo. Gli Stati Uniti sono invece una società aperta, già con una struttura meritocratica e che tollera la mobilità sociale. D’altro canto, la Germania ha una struttura sociale fortemente disciplinata per cui ognuno accetta i compiti del suo posizionamento sociale.

Queste caratteristiche fanno si che negli Stati Uniti ed in Germania ci sia la possibilità per introdurre il meccanismo della grande impresa. Poiché la Gran Bretagna non riesce ad accogliere il modello della grande impresa, USA e Germania entrano in competizione per il dominio del mercato finanziario e del territorio.

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Add comment 2009 17 Agosto

La diffusione del capitalismo

Appunti di storia economica – Lezione 14

Dal 1720 al 1920 Londra è il centro internazionale della grande liquidità per via della sua egemonia commerciale finanziaria. E’ dunque il luogo verso cui convergono gli Stati immersi nella competizione per la potenza, per poter emettere debito pubblico vantaggioso. Attorno al 1814, con la fine delle guerre napoleoniche, l’egemonia inglese è totale. Dal 1820 vige la pax britannica in Europa.

Come mai la situazione inglese diviene la condizione verso cui tendono le energie di tutti gli altri Stati, fino a diventare una trasformazione che riguarda l’intero pianeta? Perché si diffonde il capitalismo?

~ Asse tecnologico

Inizialmente la causa è “tecnologica”, ovvero consistente in una contaminazione spontanea dovuta a fenomeni emulativi legati alla competizione. Da qui la diffusione spontanea a “macchie di leopardo”, tra il 1820 e il 1860, situata in distretti dell’asse centrale europeo (Francia del Nord, Belgio, Svizzera, Nord Italia). L’attenzione si concentra sul settore tessile e su quello dell’estrazione energetica, settori che inizialmente prevedono una bassa soglia tecnologica e basse economie di scale.

Una seconda fare, tra il 1845 ed il 1880, vede una diffusione indotta, forzata da parte degli Stati che sono costretti ad armarsi e quindi ad avere un approccio strategico allo sviluppo industriale. I settori strategici di questa fase sono l’energia, i trasporti, la siderurgia, la cantieristica e la fabbricazione di armamenti (settori pesanti). Poiché i singoli imprenditori non possono competere da soli diventano decisive le politiche di potenza degli Stati. L’ambiguità della pax britannica è appunto che vige sempre uno stato di guerra latente. I due grandi settori di intervento statale sono la rete ferroviaria e la siderurgia (industrie private ma con commesse pubbliche).

Guardando alla situazione economica a partire dall’800 possiamo osservare delle fasi cicliche cinquantennali. Nel 1820-30 inizia la prima rivoluzione industriale, caratterizzata dalla liberazione di capacità produttiva ma anche di domanda (mercato), che corrisponde ad una diffusione spontanea nei settori leggeri. Dal 1870 al 1892 si ha una crisi deflazionistica per eccesso di capacità produttiva, il che mette in luce gli effetti della diffusione forzata che causa sovrainvestimenti. L’eccesso di capacità produttiva porta alla competizione fra Stati, i quali necessitano di spazi di sviluppo per nuovi mercati. Nel 1892 iniziara una nuova crescita (II rivoluzione industriale) che culminerà nella crisi del ’29.

Questo asse di natura tecnologica si innesta su un asse di natura politica.

~ Asse politico

A seguito della formazione di Stati Nazionali Territoriali (anche in Italia e Germania) il conflitto fra Stati si sviluppa fuori dall’Euroa, in imprese imperialistiche. Si passa dal colonialismo all’imperialismo. Le colonie, mentre inizialmente si costituivano come forma nazionali meticcie, nella logica imperialistica diventano oggetto di sfruttamento per lo sviluppo industriale e per la potenza. Mentre gli Stati europei sono Stati di diritto, nelle colonie non c’è diritto ma solamente potenza. Si instaura un’evoluzione competitiva su scala internazionale per le materie prime e per i mercati di sbocco, al fine di alimentare la potenza della grande industrializzazione. Le nazioni conquistate sono sottoposte al dominio economico e le loro economie vengono sradicate.

~ Asse scientifico

Nel 1892 inizia un nuovo ciclo di crescita, ovvero la II rivoluzione industriale. Settori determinanti di questa fase sono l’elettricità e la chimica (organica, farmaceutica, gomma-plastica). Invenzioni determinanti sono il motore a scoppio ed il telegrafo (poi telefono). Nascono molti settori legati alla scienza che prima non esistevano. Si susseguono immense innovazioni che salvano dal declino assegnando le leve dello sviluppo all’Europa (+USA e Giappone). In Inghilterra, dopo tanti anni di egemonia, c’è irrigidimento e resistenza rispetto al cambiamento. Nuovi Stati guadagnano lo sfruttamento delle recenti innovazioni.

La tensione competitiva sfonda in Europa con la I Guerra Mondiale perché non ci può più essere una pax britannica, in quanto la potenza inglese non è più tale. La I Guerra Mondiale è generata dal crollo dell’area debole dell’Europa, cioè quella balcanica – asburgica. La Grande Guerra diventa terribile perché le potenze non hanno coscienza delle innovazioni portate dalla II rivoluzione industriale.

La rivoluzione industriale impatta sulla struttura politica e impatta sull’equilibrio di potenza fra Stati in Europa. Per la prima volta dopo il 1610 si ha nuovamente una guerra illimitata sul territorio Europeo.

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Add comment 2009 17 Agosto

La globalizzazione ed il principio di potenza

Appunti di storia economica – Lezione 13

Il nucleo fondamentale della rivoluzione industriale è la trasformazione del lavoro, che si manifesta nel sistema di fabbrica.

Il sistema di fabbrica non è solo una questione tecnologica, ma cambia invece la natura del lavoro. Si ricerca la massima produttività, attraverso lo sfruttamento estremo del processo tecnologico in tutte le sue potenzialità implicite. Questo è incoraggiato dall’innovazione, la quale sposta sempre più in avanti i limiti della tecnologia, eliminando via via i colli di bottiglia. Il sistema di fabbrica rappresenta un cambiamento progressivo mosso da un’istanza di potenza. Ne risulta uno spezzettamento del lavoro che coopera al raggiungimento di efficacia ed efficienza. L’imprenditore mira a dominare l’implementazione di produttività con l’innovazione continua [la tecnologia non è più un dato, diviene una variabile]. Ma è la volontà dell’uomo che domina la tecnologia?

Se in un primo momento è un processo di dominio sulla tecnica da parte dell’uomo, successivamente è la tecnica a dettare le condizioni del lavoro! Entra in opera il principio di potenza, lo stesso che si è manifestato nella formazione degli Stati Nazionali Territoriali. Il cortocircuito tra innovazione e tecnologie trasforma la vita materiale. Il principio della globalizzazione è inscritto nel sistema di fabbrica.

La vera discontinuità è la manifestazione del sistema di potenza.

La storiografia tradizionale si è interrogata sulla natura della trasformazione industriale, mossa dall’idea di ricreare questo processo altrove secondo una logica “push”. In questa logica la Teoria degli Stadi di W.W. Rostow (approccio macroeconomico allo sviluppo) sostiene che la modernizzazione economica si afferma principalmente tramite cinque stadi: società tradizionale, precondizioni per il decollo industriale,decollo industriale, maturità e società dei consumi di massa. La teoria prevede che un’accumulazione agricola primaria sia sufficiente a liberare capitale e lavoro per l’insediamento del sistema di fabbrica. A tale approccio è stato criticato che non bastano capitale e lavoro, ma serve anche un susseguirsi di innovazioni in una dinamica competitiva.

I tentativi di portare allo sviluppo paesi poveri attraverso l’immissione di capitale e la costruzione di infrastrutture ha portato a colossali fallimenti.

Altra teoria è quella della centralità della tutela della proprietà intellettuale, il che ha favorito in Inghilterra lo stimolo necessario ad un sistema orientato di innovazioni. E’ questa la teoria istituzionalista, che fa riferimento allo Stato di diritto.

Da un’analisi accurata risulta che la rivoluzione agricola non ha determinato realmente un grande trasferimento di capitale dall’agricoltura all’industria. Il capitale che etra nel sistema di fabbrica è nuovo, ed è relativamente poco; è sufficiente quello proveniente dal sistema finanziario inglese. Si nota che neanche il trasferimento di forza lavoro è stato poi così vistoso, anzi, la maggior parte dei lavoratori sono serviti alla stessa rivoluzione agricola. La rivoluzione agricola sostiene la rivoluzione demografica, la quale produce si lavoro ma soprattutto fa aumentare la domanda!

E’ la domanda aggregata crescente che fa si che l’innovazione sia conveniente. In Inghilterra vi erano inoltre condizioni sociali che fanno si che il cambiamento avvenga li e non altrove, come ad esempio il maggiorascato, il sistema di distribuzione dei redditi, l’omogeneità dei consumi, il funzionamento dei mercati. E’ questa la teoria di Landes, che deve però affrontare il problema del perché il processo di industrializzazione si è poi diffuso negli altri paesi.

Riassumendo:

Prima teoria (marxiana): centralità del capitale

Seconda teoria (liberale): centralità del brevetto

Terza teoria (contingente – complessa): domanda + contesto distribuzione del reddito

Passiamo ora ad una quarta teoria (evoluzione di quella di Landes).

La rivoluzione industriale è un fenomeno regionale, e non nazionale. Quella che avviene è una riconfigurazione dei sistemi di dominanza territoriale. In alcuni posti c’è più capacità di resistenza al cambiamento. Questi posti sono le zone in cui i capifamiglia vivono in una situazione di benessere e rifiutano quindi di andare a lavorare in fabbrica. Si verificano quindi fenomeni di resistenza la cui natura appartiene al sistema del capitale sociale, i quali non assecondano la tecnologia. In altri posti invece, li dove c’è povertà, le resistenze vengono sradicate e si installa l’industrializzazione. I primi a cedere sono quindi le donne e i bambini, categorie socialmente non protette e professionalmente non qualificate. E’ lì che il tessuto cede e le categorie deboli vengono assoggettate ad un registro produttivo terrificante. La centralità di questa quarta teoria è quindi l’attenzione al capitale sociale. Vi è una profonda scompaginazione della struttura sociale che si manifesta, ad esempio, in un comportamento sessuale promiscuo. Si rompono i sistemi di controllo sociale. La trasformazione che è avvenuta è una trasformazione molto profonda che ha prodotto una nuova cultura, che si espande a tutti i popoli toccati dall’Occidente.

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L’avvento del sistema di fabbrica

Appunti di storia economica – Lezione 12

La modernizzazione prepara il terreno allo sviluppo attraverso la vicenda degli Stati Nazionali Territoriali. La discontinuità che si verifica è di tipo qualitativo. In cosa consiste questa discontinuità qualitativa sistemica? A livello di sistema cambia la disciplina della convivenza sociale (cittadino = lavoratore).

Un fabbrica è un luogo dove si concentrano importanti volumi di tecnologie. Esse necessitano di molta energia, che deve essere concentrata, regolare, sostenuta e pianificabile, e di operai, i quali devono svolgere un lavoro continuo e ripetitivo che non richiede alcuna specializzazione. Anche la quantità di lavoro deve essere prevedibile e pianificabile. La tecnologia comanda il lavoro nelle fabbriche. I lavoratori restano senza tempo per altri lavori e sussistono semplicemente.

Com’è allora che i lavoratori si avviano gioiosamente verso le fabbriche?

La domanda di lavoratori salariati è diventata quantitativamente importante, in maniera trasversale ad ogni mercato. Ciò è dovuto all’aumento vertiginoso della domanda dei beni di consumo che porta a prodotti standardizzati, tendenzialmente omogenei. Aumenta anche il ruolo del capitale, sia fisso (tecnologie, macchine, muri) che circolante. Diventa quindi centrale anche il sistema di trasporto, nonché il sistema distributivo. Sempre più centrale è anche il ruolo del credito. Il sistema bancario nasce come pezzo del sistema finanziario, garante dell’allocazione delle risorse finanziarie la dove i ritorni sono più promettenti, per non far “crollare il castello” (NB Per le Banche c’è differenza tra finanziare capitale fisso (rischio elevato) o capitale variabile (rischio ridotto)).

L’elevata domanda si esprime in termini monetari. Occorre quindi che vi sia una liquidità diffusa nel sistema. Perché la quantità di moneta sia elevata occorre moneta fiduciaria forte. Occorre un sistema finanziario competitivamente vincente rispetto a quelli degli altri Stati. Fattore determinante per tale supremazia è la capacità di controllare il debito pubblico e di attrarre risorse internazionali. Il motore innescato per vincere la battaglia fra Stati è ciò che garantisce tutte le condizioni per l’imposizione del sistema di fabbrica.

Secondo l’interpretazione tradizionale la discontinuità è costituita dall’invenzione, o meglio da un grappolo di invenzioni che si susseguono a partire dal 1780 [macchina a vapore, telaio meccanico, ferrovia, tecnologie per la fusione del ferro; in tre parole energia, tecnologia, distribuzione]. Si prospetta quindi un cambiamento drammatico, radicale, istantaneo.

Dentro al sistema degli Stati Nazionali Territoriali si creano le condizioni per questo sviluppo (proprietà privata, individualismo). Viene predisposto un contesto istituzionale “positivo”. Per la seconda interpretazione che abbiamo visto è centrale il processo di accumulazione. La legge che regola il grappolo di innovazioni, la tensione al miglioramento, è un botta e risposta, un’invenzione che parte dal basso e poi si diffonde (gli inventori inglesi erano artigiani o al massimo imprenditori, non scienziati). Questa struttura di botta e risposta è riconducibile alla crescita della domanda che incentiva la gente a cambiare, a migliorare, poiché immersa in un contesto competitivo. La domanda a sua volta deriva dalla crescita demografica, quindi dalla rivoluzione agraria che libera reddito per acquisti ulteriori al sostentamento, e dall’evoluzione del sistema finanziario che libera moneta. Lo scenario competitivo si estende sino alla competizione fra Stati. Il lasso temporale proprio del cambiamento che ha portato alla modernità è, dunque, quello che va dal 1650 al 1830, poiché è in questa fase che si stabiliscono tutte le condizioni per il sistema di fabbrica.

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