La mobilitazione totale e il mito dell’omogeneità funzionale

2009 15 Luglio

La sfera dell’opinione pubblica e la “macchina mitologica” – Lezione 9

Dobbiamo affrontare una conclusione problematica. La scorsa lezione abbiamo parlato del mito dello sciopero generale nel libro di Sorel Riflessioni sulla violenza. Il tema di questo libro è lo sciopero generale sia come evento storico che come evento cosmico storico (espressione di Hegel): un evento che divide la storia. Lo sciopero generale di Sorel ha un significato apocalittico.

Lo sciopero generale è il mito che deve infiammare il proletariato. La potenza dello sciopero è una potenza mitologica, performativa. Il mito è in grado di muovere, è inscindibile da una modificazione dei comportamenti. Il mito è una forza motrice, una capacità di contagio. La potenza del mito è la potenza del sublime. L’uomo è mosso dalla potenza del sublime.
Il sublime è una categoria estetica elaborata, fra gli altri, da Kant. Il sublime è quella realtà estetica che va al di là del bello. E’ violenza esercitata sulla nostra capacità immaginativa. E’ una presa ipnotica da parte di qualcosa di catastrofico. La violenza è strutturale al sublime.

Il mito non si rivolge alla ragione ma fa appello all’affettività umana. E’ una lingua che eccede il piano linguistico, che si rivolge alla nostra sensibilità; fa appello a ciò che nell’uomo resta istintuale, non all’intelletto.
Bergson (Nobel nel 1907), riferimento culturale di Sorel, in L’evoluzione creatrice ha distinto istinto ed intelligenza. La sua è una distinzione ipotetica: sono due tendenze mai presenti in maniera esclusiva, omogenea. Bergson analizza le differenze tra istinto ed intelligenza. Istinto ed intelligenza sono in rapporto all’azione. Quando l’azione è intellettuale è un’azione riflessa, è il risultato di un’inferenza. Quando l’azione è istintiva è immediata, non riflessa.

La coscienza gioca un ruolo determinante nell’azione intelligente. La coscienza può essere nulla o annullata; in entrambi i casi il valore della coscienza è zero, ma l’azzeramento si produce in maniera diversa. In una coscienza annullata lo zero risulta dal fatto che la nostra azione intelligente è bloccata, annullata.
Azioni istintive, nella misura in cui presentano una coscienza annullata, sono le azioni automatiche, abitudinarie. Molto spesso, nella nostra vita quotidiana, agiamo come sonnambuli. In questi casi, ha luogo l’azione ma non la rappresentazione dell’azione. Ad esempio quando, nel corso di un’azione quotidiana, si rompe lo strumento che stiamo utilizzando, rimbalziamo nella rappresentazione. Un altro esempio è dato dai processi di riconoscimento, che sono automatici. Se il processo di riconoscimento è però disturbato, ricorriamo alla rappresentazione.

Un’azione è riflessa quando a monte dell’azione c’è un’esitazione. Così il procedere scientifico. Un’azione è automatica quando questa esitazione non c’è. C’è coscienza quando l’esitazione precede l’azione. L’essere cosciente è l’essere che esita. La ragione non fa agire… Una ragione pura sarebbe sempre esitante.
C’è istinto quando c’è un’azione automatica. La coscienza misura lo scarto tra rappresentazione e azione. L’istinto è assenza di rappresentazione; è pura azione. Ad esempio, l’azione del ragno che immobilizza la presa, se fosse un azione riflessa, richiederebbe una straordinaria strumentazione tecnica. Ma il ragno la può realizzare perché è un’azione istintiva, non preceduta da una rappresentazione.

Il mito si appella alla dimensione istintiva dell’uomo; deve produrre un’azione automatica. Quotidianamente possiamo vedere gli effetti performativi del partito politico che fa appello alla dimensione istintuale. Chi pone la questione del mito vincerà sempre. Chi agita spettri avrà sempre vittoria contro chi richiama la ragione.
E’ solo attraverso le masse che si può fare appello alla natura istintuale dell’uomo.

Il fanatismo, secondo il pedagogo nazista, era un valore positivo! Le SS testa di morto sono il tipo d’uomo mobilitato dal mito e ridotto alla dimensione istintuale. La SS è educata alla dimensione del fanatismo, che è il comportamento indotto dal mito. Quello che conta non è il contenuto del mito, ma il mito in se.
Sorel, per definire l’avversario del socialismo, dice “l’illuminismo” [fine del quarto capitolo].  Per Marx, il proletariato tedesco era l’erede della filosofia idealistica tedesca. Ma Sorel sostiene che l’illuminismo è il nemico del socialismo, perché il socialismo è mitologico. Il socialismo, in quanto mito, si rivolge ai minorenni.

L’umanità va tenuta in uno stato di minorità per poter essere mobilitata. La paura è ciò che mantiene gli uomini nello stato di minorità. La macchina mitologica attua la dispersione collettiva della paura. La parola chiave è paura/sicurezza; chiunque necessita di un tutore.

Alla domanda “cos’è il socialismo?”, Sorel dice che è ciò che permette di padroneggiare i movimenti delle masse sul piano psicologico. Resosi conto che il fascismo dominava queste forze eterogenee, il problema di Bataille era come contrastarle. Ciò significa che il fascismo ha basi psicologiche, piuttosto che economiche.

Passiamo ora a Ernst Jünger ed al suo testo del 1930, La mobilitazione totale. Jünger è un personaggio controverso dell’aristocrazia tedesca. Fra i suoi scritti va ricordato anche L’operaio (Der Herbeiter) del 1932, libro studiato profondamente da Heidegger. Attraverso la presentazione di questo saggio, egli vuole andare a spiegare l’aspetto omogeneo, iper-razionalista e funzionale che caratterizza i movimenti nazifascisti. Spiega come la macchina mitologica possa convivere con il modernismo e l’idea della funzionalità.

Qual’è il sublime che Jünger tematizza? Qual’è il mito in grado di mobilitare le masse? E’ il mito della produzione, il sublime dell’omogeneità funzionale, il principio di prestazione generalizzata. Il contenuto di questo mito non è la dépense, il godimento, ma è il mito della produzione generalizzata [vedi Metropolis di Friz Lang].

La prima guerra mondiale è, per Jünger, un evento che ha cambiato l’umanità. E’ un evento catastrofico che segna una trasformazione antropologica. E’ qualcosa che non ha più niente a che fare con le guerre regolate. E’ l’inizio di una nuova epoca in cui tutto viene ridotto alla dimensione di risorsa, materiale che deve essere consumato illimitatamente. I fanti diventano materiale. Vince la guerra chi ha più materiale da consumare.
La prima guerra mondiale ha cambiato la sostanza della realtà. Non è più battaglia di uomini, ma battaglia di materiali. Nella prima guerra mondiale si muore come mosche; sparisce la differenza tra l’uomo e la mosca.

Questo è il sublime che colpisce l’immaginazione di Jünger. E’ l’idea della fabbrica che si estende alla guerra. L’ambiente della prima guerra mondiale è, per la prima volta, artificiale. Non c’è più distinzione tra la fabbrica ed il fronte.

Nel 1952 Heidegger, in Oltrepassamento della metafisica, scrive che è finita ogni distinzione tra la pace e la guerra. Con la grande guerra sparisce la distinzione tra militare e non militare. La mobilitazione è totale.
La caratteristica della modernità è la mobilitazione totale, che vale per la guerra ma anche per la pace. La modernità è una realtà in continuo movimento. Nella società dei consumi il consumo non si può interrompere. Tutto deve essere soggetto a usura, a consumo.

La mobilitazione del corpo c’è sempre stata, perché esso è sempre stato mobilitato da una cultura. Ma era una mobilitazione parziale. Dalla prima guerra mondiale il corpo conosce processi di mobilitazione sempre più totali. “A” chiede continuamente la performance del nostro corpo. Tutto ciò che riguarda la sfera della produzione diventa un aspetto che alimenta la mobilitazione totale.

E’ curioso che, se vogliamo trovare una radice della mobilitazione totale, dobbiamo tornare alla rivoluzione francese. Nelle guerre prerivoluzionarie, facevano la guerra degli specialisti con un’idea scacchistica della guerra. Quando la massa fa il suo ingresso nella storia, la mobilitazione diventa totale. Cambia lo scopo della guerra: non più la vittoria, ma la distruzione del nemico. Prima della Grande Guerra combattevano degli uomini che recitavano una parte. Poi la guerra è diventata totale, con lo scopo della distruzione del nemico.
Le guerre ascendono sempre di più all’estremo. Bisogna sempre giocarsi il massimo della propria potenza [guerra iperbolica].

La contemporaneità presenta una macchina mitologica? Cosa significa, per noi, la mobilitazione totale? E’ la generalizzazione del principio del consumo?

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